di Antonietta delle Fave, docente di Giastin (tratto da un intervento a Palazzo Dogana, Foggia)
Questa è Giastin. L'avete conosciuta sotto l'aspetto umano, morale e sprirituale ed ora, molto umilmente, vorrei farvela conoscere anche sotto l'aspetto artistico.
La sua profonda originalità di pittrice è legata ai movimenti più moderni. Lei adorava Van Gogh ed altri artisti del periodo impressionista, benché concepisse l'arte come slancio vitale.
La sua ispirazione artistica ha inizio dalla scuola elementare con l'invenzione di rappresentazioni paesaggistiche usando tecniche svariate, per il gusto di rappresentare l'intimo umano attraverso le più variegate sfaccettature della vita e della natura.
A lei piaceva in modo particolare la neve; ogni fiocco che cadeva le ispirava “nel firmamento un ballo fantastico e lento (come esprime in una sua poesia) e tutto ciò per il gusto di rappresentare le eccezionali realtà dei fenomeni naturali che, intrisi della grandiosità del Signore, producono emozioni sublimanti, attraverso il coinvolgimento di forze interiori e cosmiche. Crescendo cresce anche la sua cultura e matura la sua sensibilità: i colori cominciano a stemperarsi in squisiti accordi, lasciando indietro i convenzionalismi e tutta la sua produzione è composta da grandi alberi, distese immense di montagne e fiori, arcobaleni, nessuna sovrapposizione di colore; il nero, abolito; è così che Giastin raggiunge una istintiva immediatezza e schiettezza.
In Giastin il senso musicale della linea e del colore sono portati alla più alta espressione contemplativa. Tutte le sue numerose opere sono caratterizzate da un'etica cristiana, e soprattutto sono l'espressione esteriore della sua spiritualità ampia e sconfinata, sorretta da una grande, vera ed immensa fede, che la sostiene sempre e che lei dona agli altri senza compromessi.
La frontalità e la simmetria che ritroviamo nell'opera “I delfini” sono espressione di queste palpitazioni. Questi animali armoniosi e gioiosi messi uno di fronte all'altro simmetricamente fino a raggiungere il cielo con i loro giochi, sono sinonimo di sacralità e di religiosità, suscitando nell'animo dello spettatore impressioni e sensazioni molto intime.
Trasfigura i suoi modelli per renderli essenziali, innovativi, personali. Giastin artista si sforza di esprimere deformando le sue figure creando squisite fluente di linee, che ben si accordano con lo spirito gioioso emanato da esse (le linee), evitando qualsiasi riferimento alla costruzione della realtà, per occuparsi di valori interiori, e per fare ciò cerca di riprodurre sensazioni, cerca l'attimo fuggente, momento pregnante più significativo di Giastin. Coglie le sensazioni, le emozioni e tutto questo lei le ingloba nella sua pittura. Sono sempre sensazioni che esprimono felicità; impressioni positive, gradevoli, allegre, gioiose: vedi l'opera “La danza di primavera”.
Anche se gli era preclusa la vita all'aperto (perché non poteva), viveva con molta puntualità e con molto sbalordimenti i cambiamenti di umore delle stagioni e quindi sentiva che la sua tavolozza doveva rinnovarsi, per cogliere la ricca policromia delle cose che vivono nell'aria e nel sole, così da destare un particolare pathos nell'animo degli uomini.
Lei dipinge “Equilibrio”, opera che esprime appieno il suo grande sogno che è quello di poter danzare. Sì, danzare con gli Angeli il più possibile vicino a Dio. Fissa il suo stato d'animo attraverso delle semplici linee, che io chiamerei linee forza, intendo dire linee forza dell'azione delle forme che si intersecano tra di loro; stati d'animo plastici rivolti alla bellezza d'animo ed alla purezza dell'essere più intimo, tanto da esteriorizzare e mettere e a nudo il suo grande desiderio; danzare, volando per poter essere più vicina a Dio. E sempre per essere vicina al Signore, dipinge la “Trinità”: grande opera, la più vicina al suo intimo spirituale.
Quando dipinge l'albero racconta che l'albero è la forza e la potenza della vita, che inizia dalle radici e termina nell'ultima delle foglioline verdi attaccate sui rami, e lì vede ancora Dio.
Nella “Trinità”, questo grande albero secolare, pieno di nodi che affonda nel profondo le sue tre radici forti e potenti; ed in questo si sente il fascino, si sente la dolce ed agreste malinconia. Ma in contrasto vi è un sole forte, giallo oro con sfumature che arrivano all'arancio più violento che si squarcia contro il fusto ed allora la luce diventa luminanza, certezza, esistenza. Questa verità cristiana riguarda l'uomo, ed è un forte messaggio quello di credere fortemente, di non gettare mai la spugna, di non gettare mai la vita, qualunque essa sia e di godere sempre della presenza del Signore, Del Figlio e dello Spirito Santo. E ancora, sempre sull'onda di sinfonie musicali, dipinge “papaveri” dove si percepisce il fascino della natura.
In quest'opera prevale il senso della luce, della pace e della poesia; valli sterminate di rossi papaveri, di pallidi azzurri, di verdi preziosi che creano un'atmosfera lucida ed incantata.
Come “l'Abbraccio”, la composizione che si esprime in ovali allungati sospinti da uno straordinario desiderio (non potendo lei muovere le braccia) che riesce a sprigionare: da qui la scelta di fermare la rappresentazione nell'istante che l'abbraccio avvenga ed il desiderio si consumi, rappresenta indubbiamente un attimo fuggente.
Poi disegna con sanguigna “Gesù Crocifisso” e “Spirito Santo”: alberi, alberi maturi e tortuosi,le cui radici affondano nel terreno salde e maestose. E' la rappresentazione della Fede di Giastin: la fede che non può morire se è salda ed autentica, senza fronzoli ma pura e tenace.
Lei ha trovato ciò che inutilmente cerchiamo con la ragione e l'intelligenza; e poi amare, amare ognuno, ciascuno di noi, ogni cosa, ogni piccola cosa, amare ardentemente tutto ciò che si ha o che si è trovato, per poterlo strettamente conservare e donarlo senza indugio agli altri, ai suoi fratelli.
Sulla stessa tematica della fede dipinge il “Perdono”, “Umiltà”, “Solitudine”. Per sublimare queste tematiche compie uno studio attento e minuzioso, felicemente riuscito attraverso un nuovo linguaggio, e crea nuove varietà di forme plastiche ed in movimento, con l'intenzione di rappresentare l'universo dell'intimo umano, infinito ed incommensurabile; ed anche qui fa da padrona la luce che sembra convogliarsi in un vortice di sentimenti, istinto, e passione.
Giastin realizza pienamente se stessa solo quando riesce a dare libero sfogo alle passioni che si agitano dentro la sua anima ed il suo corpo; quando avverte un senso di finito e fragilità, e prova il sentimento del sublime: smarrimento e piacere nello stesso tempo, dovuto allo spettacolo di grandi coinvolgimenti atmosferici e all'apparizione di straordinari fenomeno naturali.
Lo sforzo di Giastin è di cogliere la vitalità della vita.